libRiamo 30/06 con Tullio Avoledo e la chitarra di Alessandro Cossu a terra&Vini

‘libRiamo ne’ lieti calici’
venerdì 30 giugno ore 18.30
Terra&Vini Osteria via XXIV maggio, 34

Tullio Avoledo
presenta il libro Chiedi alla luce (Marsilio)
Dialoga con l’autore Paolo Medeossi, giornalista de “Il Messaggero Veneto”

Ritorna libRiamo nè lieti calici – Anteprima Cormònslibri, organizzato dall’Amministrazione comunale di Cormòns, con il supporto dell’Associazione Culturaglobale con l’undicesimo appuntamento previsto per venerdì 30 giugno alle ore 18.30, nell’Osteria Terra&Vini di Brazzano. LibRiamo, la rassegna libraria che fa da anteprima a Cormònslibri, si svolge nei luoghi più belli di Cormòns, in aziende vitivinicole, piazze, castelli e ville, e gode del contributo artistico di importanti musicisti e cantanti. Un modo per promuovere il territorio, unendo buona letteratura e musica all’ospitalità e al vino, ricchezze del Collio. In quest’occasione l’ospite atteso è il noto scrittore pordenonese Tullio Avoledo, che presenta il libro Chiedi alla luce (Marsilio). Un romanzo visionario a sfondo magico-religioso (tutto costruito su continui flashback, sogni e allucinazioni mistico-grottesche), che ti manda il cuore in gola seguendo le avventure di Gabriel un uomo ricco, un architetto famoso. Come sempre nei romanzi di Tullio Avoledo, anche in Chiedi alla luce tutti i mondi inventati sono terribilmente reali. A dialogare con l’autore Paolo Medeossi, giornalista de “Il Messaggero Veneto”. Accompagnamento musicale con la chitarra del M° Alessandro Cossu.

Note sul libro
Gabriel è un uomo ricco, un architetto famoso: una archistar. Il suo vagare per l’Europa sembra improvvisato, casuale, addirittura involontario; o forse è guidato da un destino, da un’antica sapienza, da una volontà divina – o da un amore perduto. Il mondo nel quale vaga, il Vecchio Mondo, è irrimediabilmente vecchio, stantio, prossimo alla Fine. Gabriel è uno dei pochi che vedono, intravedono, sanno la prossimità della Fine: e così lui cerca, dentro al tempo che sfugge, in città e paesaggi che già svaniscono, di salvare qualcuno. Fanciulle ignare, artisti maledetti, grandi boia di stato: senza sapere bene perché, l’uomo – che a volte appare potentissimo e altre volte fragilissimo – salva, salva, salva. Soprattutto chi non vuol essere salvato.
E noi, col cuore in gola, seguendo le avventure di quest’uomo, impariamo a domandarci cosa sia il mondo che stiamo attraversando: un mucchio di cose reali e opache, oppure una fantasia nella mente di un dio che ormai pensa ad altro, il trucco di un prestigiatore, l’illusione prodotta da una matrice o da un tumore che cresce nel cranio di un uomo innamorato della vita. Come sempre nei romanzi di Tullio Avoledo, anche in Chiedi alla luce tutti i mondi inventati sono terribilmente reali.

Per quasi cinquecento pagine le due figure viaggiano intrecciate nel tempo e nello spazio alla ricerca di una donna misteriosa, amata e perduta. Lungo la strada Gabriel(e) incontra curiosi personaggi, tra cui anche Ovidio nel capitolo più bello e tenebroso di tutto il romanzo. Il percorso è segnato da tanti abomini di Stato: l’assedio di Budapest, la strage degli insorti della Comune di Parigi, le fucilazioni al poligono di tiro di Butovo, l’eccidio di Minsk; ma anche da crimini privati, come quello del regista attratto dalle ragazzine o del cantante uxoricida. Grandi ingiustizie cui l’angelo tenta di porre rimedio tornando indietro nel passato per salvare qua e là una delle vittime o giustiziare un carnefice di quei misfatti.
La denuncia della mancanza di rispetto per la vita umana sfocia in una visione escatologica a breve termine dove universale e individuale coincidono perché il giorno del Giudizio è per ogni uomo quello della sua morte. Per questo la fine del mondo annunciata dall’arcangelo Gabriele è realmente vicina per tutti, e il viaggio di Gabriel – che comincia a Istanbul e si conclude a Valvasone, paese natale di Avoledo, e Venezia – si rivelerà essere la copertura di un altro viaggio, ben più inquietante.
Un romanzo visionario a sfondo magico-religioso (tutto costruito su continui flashback, sogni e allucinazioni mistico-grottesche con gatti e cani parlanti, e oggetti dotati di un’anima), che rivela una natura quasi cinematografica anche per quel suo continuo fluttuare tra immaginazione e realtà, vita e morte, presente e passato, che affascina e al tempo stesso disorienta. Il racconto potrà non piacere a chi ama una narrazione tradizionale a trama lineare, e appare indebolito da certi passi in stile baedeker e una caduta nel pornografico gratuito, ma si riscatta offrendo un finale commovente che a sorpresa spiega e chiude ad anello l’intera storia.

Note sull’Autore
Tullio Avoledo, classe 1957, «friulano per tre quarti e tedesco per il resto», lavora nell’ufficio legale di una banca di Pordenone. Dopo la laurea in giurisprudenza è stato consulente alla formazione per una ditta, poi copywriter e giornalista. Dalla partecipazione a un corso di scrittura con Mauro Covacich e Gian Mario Villalta nasce una prima versione de “L’elenco telefonico di Atlantide”, vincitore del Premio Forte Village Montblanc – scrittore emergente dell’anno. I romanzi successivi confermano il successo dell’esordio: “Tre sono le cose misteriose”, in particolare, si aggiudica il Premio Super Grinzane Cavour 2006 e “Breve storia di lunghi tradimenti” (2007) il Premio Castiglioncello-Costa degli Etruschi e il Premio ‘La Tisana per il Nord-Est’. Nel 2008 pubblica “La Ragazza del Vajont” e “L’ultimo giorno felice”, in cui affiorano temi scottanti come il razzismo e l’ecomafia. Nel 2009 esce “L’anno dei dodici inverni”, una storia d’amore e viaggi nel tempo finalista al Premio Stresa e vincitrice del Premio dei Lettori di Lucca 2010. A “Un buon posto per morire” (2011), scritto a quattro mani con Davide Boosta Dileo, seguono i romanzi di fantascienza post-apocalittica “Le radici del cielo” (2012) e “La crociata dei bambini” (2014) – legati al progetto editoriale “Metro 2033 Universe” dello scrittore russo Dmitry Glukhovsky. Nel 2016 firma “Chiedi alla luce”.

Note sul musicista
Alessandro Cossu è chitarrista, compositore, arrangiatore, insegnante e musicologo. Ama affrontare situazioni musicali sempre nuove, dal pop al rock, dalla fusion al jazz. Vanta concerti e collaborazioni prestigiose in Italia e all’estero. Dopo la laurea magistrale in Musicologia, il diploma CPM e Lizard, dove ha successivamente frequentato il Master professionale di abilitazione all’insegnamento. Ha frequentato il Musicians Institute di Los Angeles, partecipando a divesi seminari con chitarristi come Scott Henderson, Greg Howe, Matias Eklund, Pat Martino, Andrea Quartarone, T.J. Elmerich, Carl Verheyen, Chris Broderick, Daniel Gilbert, Jeff Kollman, Beth Marlis, Allen Hinds, Dave Hill, Jeff Richman e David Oakes. Componente agli inizi carriera degli Ashent, ha collaborato dal vivo con diverse band e artisti, in particolare con The Casual’s band prodotta da Sandro Franchin (Vasco Rossi, Tiziano Ferro, Shade e altri).

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